Skip links
Cover articolo dove figura una copia del Priorato dell'Albero delle Arance

Il Priorato dell’Albero delle Arance – Recensione Umile

Tutti abbiamo quel volume in libreria che evitiamo come la peste. Lo abbiamo acquistato a una fiera oppure dopo aver visto un bel video su Tik Tok. Lo abbiamo appoggiato lì. E lì è rimasto.

E quasi ironico la prima recensione sul mio blog sia proprio su uno di questi libri.

Ebbene si. Per me il Priorato dell’Albero delle Arance è stato uno di quei libri che comprate e poi continuate a rimandare. Lo mettete sullo scaffale più in alto della libreria, quello a bassa rotazione, che a malapena spolverate il fine settimana. Vi ricordate di lui solo quando la scrittrice decide di fare uscire un secondo volume. E poi un terzo. E un quarto. Diventa quasi una sfida. Lui/lei sforna una marea di sequel, prequel e spin off e voi manco avete letto il primo. 

Quindi questa primavera, un po’ per senso del dovere, un po’ per pena nei confronti dei personaggi che da anni mi attendevano nel Priorato Dell’Albero delle Arance, ho iniziato questa avventura.

Con il senno di poi, non so perché ho atteso così tanto.  Il romanzo mi ha colpita nel profondo, spingendomi con la forza di una Coca Cola mischiata alle Golia  sul prequel, Un Giorno di Notte Cadente che, fidatevi, è ancora meglio.

“È nei momenti in cui la storia manca di far luce sulla verità che si generano i miti”

Estratto Priorato Albero delle Arance 

Iniziamo con una delle citazioni che più mi ha colpita in tutto il romanzo. Da brava amante fantasy, adoro ogni sorta di mito o leggenda. Adoro ancora di più quando questi si intrecciano alla storia.

Una trama che trema ✏️

Primo romanzo della The Roots of Chaos, vede un mondo diviso in due sfere principali: oriente e occidente. 

A occidente , seguiamo le vicende – e le sventure – della casata Berthenet, che ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata ad estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per difendere la sua stirpe dovrà dare alla luce un erede femmina che possa prendere il suo posto. 

A vegliare su Sabran c’è Ead Duryan: non appartiene alla corte, è una Sorella del Priorato dell’Albero delle Arance sottocopertura e deve vegliare su Sabran grazie alla sua magia, per proteggerla dagli assassini che la vogliono morta. 

Le continue minacce di morte sono legate al progressivo risveglio delle forze del Caos, capitanate dal Senza Nome. Un enorme drago nero che governa il fuoco  e sembra volere la fine del mondo – e della casata Berthenet. Una leggenda infatti grava su Sabran e la sua dinastia: il Santo, colui che ha istituito la religione delle Sei Virtù, ha affermato che quando la casata Berthenet, suo stesso sangue, si estinguerà, il Senza Nome uscirà dal suo sonno. Nessuna pressione quindi

Copertina Priorato Dell'Albero delle Arance. Su sfondo giallo in copertina figura il Senza Nome, nemico numero uno del romanzo

Nella copertina troviamo il Senza Nome: Villain del romanzo che prende tutti i libri di Roots of Chaos

Parallelamente, troviamo la storia d’Oriente in cui una giovane Tané si accinge a diventare una cavaliere di drago, un prestigioso titolo riconosciuto a pochi, poiché i draghi qui sono divinità,  fatti d’acqua e non di fuoco come i loro cugini occidentali, sono sacri per la popolazione, portano pioggia e prosperità. Questa fatale differenza ha portato il totale embargo tra Occidente e Oriente che si ostinano a non collaborare. Ma grazie a Tané, Sabran e Ead questa situazione sta per cambiare e i due continenti dovranno collaborare quando le forze del caos raggiungeranno non solo la casata Berthnet, ma il mondo intero.

Recensione a caldissimo 🔥

Partiamo dicendo che il libro non segue solo le vicende di un personaggio – troppo semplice, a Samantha piacciono le cose complesse – ma saltella da una parte all’altra in pieno stile Epic fantasy. Infatti, complice la presenza anche del prequel, non sono tanto importanti le storie dei singoli, seppure presentano background molto stratificati. Quello che importa sono le sorti del mondo.   Il POV è diviso per zone geografiche : abbiamo Occidente, Oriente e Meridione. Qui allego una mappa per facilitare la lettura.

Un minuto di silenzio per un world building con i fiocchi. Voglio vedervi contare.

Impossibile commentare il romanzo senza parlare un minimo della sua geopolitica, pensata a regola d’arte. Abbiamo gli stati Occidentali che fanno parte di Virtudom , un’alleanza basata sulla dottrina delle Sei Virtù istituita dal Santo. Questi sono: Inys, Hroth a Nord, Mentedon, Lasia e Ersyr. A Lasia però c’è molto di più. Qui infatti ha sede il Priorato dell’Albero delle Arance, società segreta che segue la dottrina di Cleolind, la Madre. Le sei Virtù e La Madre hanno radici comuni, anche se nessuno ne è a conoscenza. Nessuno tranne il Priorato ovviamente (eh eh). 

Dall’altra parte troviamo Yscalin, uno stato che faceva parte di Virtudom ma che, dopo il risveglio dei seguaci del Senza Nome, si è convertito e ora segue il malvagio dragone nero. 

Mi sono chiesta come affrontare questa recensione. Dopo lunghe riflessioni e due schemi molto confusi, ho deciso di usare i personaggi per presentare poi le varie parti. 

La storia ci viene presentata da 4 narratori che si alternano e viaggiano in lungo e in largo per il mondo. Spazio agli eroi, signori e signore fuori gli attori.

I personaggi ✨

Eadaz du Zala uq Nara (nota come Ead Duryan a Inys) : sorella del Priorato dell’Albero delle Arance viene mandata dalla Madre a proteggere Sabran per impedire il ritorno del Senza Nome (ufficialmente). Il Priorato è una comunità segreta, costruita intorno a un albero magico, i cui frutti  trasmettono un potere a chi li mangia: il siden. Ead è così che ha acuisito l’uso della magia, rinnegata a Inys e condannata come stregoneria.  Mi sta leggermente antipatica, ma non come Sabran. Lei proprio ODIO PROFONDO.

Tanè: orfana di Seiiki, diventa parte dei Guardiani dei Mari. Molto dotata è una delle Guardiane più forte da secoli. La mia preferita in assoluto, DAI CAVALCA UN DRAGO INSOMMA. Lei e Eadaz sono legate dal destino.

Arteloth Beck (detto Loth): erede della provincia dei Prati a Inys, molto bellino, grande amico di Sabran. Verrà allontanato dalla corte per una missione apparentemente senza speranze a Sud (RIP).  Un patatino, gli voglio molto bene e sarà determinante per riappacificare i due continenti.


Niclays: Alchimista alquanto irritante che è stato esiliato in Oriente da Sabran stessa, dopo aver fallito un compito che lei gli aveva affidato (Sabran a rancore pari solo a un ariete di aprile). Non ne fa una giusta, lo odio, credo mi infastidisca a tratti più del Villain effettivo.

Non è tra i narratori ma includo anche Sabran Nona. Ha su di sé il peso di un’eredità che non vuole e che rifiuta. Secondo la leggenda che viene tramandata da secoli la stirpe di Sabran discende dal Santo, colui che salvò l’Occidente dall’attacco del Senza Nome e che creò la dottrina delle Sei Virtù. I fatti invece raccontano che è viziata e parecchio irritabile. L’ho odiata per gran parte del romanzo. Durante la storia però, affronta una grandissima evoluzione che pochi altri personaggi possono vantare. Tra questi Ead sicuramente non cambia molto da quando la incontriamo nelle prime pagine. Oltre a crescere in quanto donna, inizia a compiere scelte da sovrana vera e propria. Non senza lamentarsi ovviamente.

I Dolenti – o Dolentissimi 😱

La lista dei dolenti è alquanto corta, perché non leggevo un world building così originale e ben fatto dalla saga dell’Attraversaspecchi e AMO i draghi. 

  1. Lo scontro finale con il Senza Nome: non voglio fare spoiler quindi non mi dilungherò troppo, ma DAI SI DACCI UN PO’ DI VIBES SAMANTHA. Mi aspettavo di più. Qui non ci sono scuse. 
  2. Ritmo lento, lento, lentissimo. Più di una volta ho fatto fatica a reggere alcuni punti molto liquidi e di poco spessore. Il motivo? Forse il fatto che ci fossero Ead e Sabran insieme può avere influito, CHE NOIA RAGAZZ*.
  3. Non mi sono affezionata troppo ai personaggi. Questo non è un punto che possiamo imputare alla storia o alla scrittrice, si intende. Ero curiosissima di sapere cosa sarebbe successo e come sarebbe finita la storia, quali sarebbero stati gli sviluppi, ma il destino dei personaggi in sé non mi ha preso il cuoricino. Di sicuro è il sottogenere Epic che contribuisce a questo fatto.

Cosa vi portate nel 🧡

Perché ve lo consiglio quindi? Parto anche qui da una citazione di una delle protagoniste:

“La devozione può trasformare in mostri quanti bramano il potere. Gente così distorcerebbe qualsiasi insegnamento solo per giustificare le proprie azioni.”

Ead du Zala uq Nara

Questi due mondi messi a confronto e divisi da cultura e religione vi stregheranno. Il libro non è leggero. Vi porterà ad aprire gli occhi su quanto le costruzioni sociali siano la lente attraverso cui guardiamo il mondo e come, tramite queste, creiamo differenze e discriminazioni che non esistono. Solo davanti al male assoluto – incarnato nel Senza Nome – due culture completamente agli antipodi possono unirsi e lottare insieme. Forse è questo che mi ha tenuta appiccicata alle pagine – oltre ai draghi, si intende. Mi sono chiesta: nella nostra epoca, così radicalmente sconvolta da guerre in tutto il mondo, Stati e Nazioni reagirebbero così? Metterebbero da parte le loro differenze per il bene comune? Non lo so, ma mi auguro di si. 

draghi intrecciati dalle leggende d'oriente

La scrittura di Samantha è poi un altro punto. Divino e molto trascinante, il suo modo di saltellare da un posto all’altro e da un narratore all’altro, rende credibile ogni singola visione. Se vi piacciono gli intrighi e gli inganni di corte questo Epic Fantasy è perfetto. L’avventura non è particolarmente pronunciata, mi aspettavo più esplorazioni e meno manipolazioni politiche e diplomatiche, ma ho trovato lo stesso molto coinvolgente scene e strutture.

Il romanzo invita a ragionare – e sappiamo quanto ora ce ne sia bisogno – su quanto le dottrine possano essere manipolate e usate per irretire le coscienze. Il ruolo della religione è molto forte per tutto il romanzo, ma viene anche messo in discussione: il Senza Nome è davvero legato alla dinastia Berthenet, o sono solo cavolate? Perché ci sono due poteri e a cosa servono? Quanti sono gli alberi magici? Perché Sabran è così fastidiosa? 

Alcune di queste domande non trovano risposta. 

L’altra componente che ho adorato è il femminismo che permea tutto il romanzo. il Priorato, il Reginato di Inys, sono tutte organizzazioni basate su un sistema matriarcale che mi ha fatta RESPIRARE. Anche Yscalin, nel momento di più forte fragilità, è sulle spalle della sua Donamata Morosa, la figlia del Re. Insomma un mondo tutto al femminile, ma perfettamente credibile, dove troviamo molti punti di incontro con il viaggio dell’eroina e con il suo stravolgimento

Leave a comment

This website uses cookies to improve your web experience.