Invasione poetica

Stavolta niente pioggia, così pare. Partiamo col sole, col caldo e con una borsa piena di giochi, cibo e indumenti più pesanti che non si sa mai. Arriviamo in tempo, Sergio sta per iniziare. Salutiamo e cerchiamo un posticino sul lato dal quale sia possibile scappare nel caso qualcuno si stufi e voglia scendere dal passeggino.

I crackers mi fanno deliziare della prima parte della performance, mentre lui lo guarda cercando di capire cosa stia succedendo. Incantato da Katharina e dalle sue strane parole, segue attentamente lo spettacolo e sgranocchia la sua merendina tranquillu che papa. Ma questo è solo l’inizio di un pomeriggio strano e altalenante, colorato e indeciso, con una pioggia che arriva sul tardi ma che poi se ne va. Bravissima, della serie vi saluto e vado via. Perfettu. Ma noi dobbiamo fare la foto di rito nel manifesto di Invasione poetica, prima che piova a dirotto. Dai andiamo, vieni piccolino che mamma deve fare una cosa molto importante. E anche oggi mamma dell’anno. Pilu pilu con la pioggia, riusciamo a fare questo scatto e non ricordo nemmeno il viso di chi ha dedicato due minuti della sua vita ad immortalarci. E poi non sto lì a decidere cosa fare ma mi faccio trasportare dagli eventi, dal suo entusiasmo in questo posto per lui nuovo, dal dicono che alle nove smetta di piovere, dalla voglia di tornare alla vita in società e abbandonare la sindrome della capanna che finora ci ha custodito abbastanza. Finiamo in bellezza, con i versi di Chiara e Serge, col piccolino che si addormenta ascoltando la loro performance cullato da due braccia dolci e affettuose, con saluti e abbracci di chi c’è sempre qualunque cosa accada. E anche quest’anno ci siamo fatti invadere dalla poesia e dal suo potere catartico, dalla sua magia e dalla sua follia, dal suo farci uscire dalla realtà per poi rientrare in punta di piedi. La poesia ha invaso nuovamente i nostri cuori, e per la prima volta anche il suo cuoricino.

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