I figli del lockdown

Credo che questo sia l’ultimo giorno di mare di quest’estate anomala quanto basta. Toglieremo il cappello e indosseremo il grembiule per andare a scuola.

Si spera. Affrontiamo gli acquisti per la primaria con entusiasmo e saltelli, con emozione e felicità. E mentre la guardo correre felice col sacchetto pieno di cose che profumano di nuovo mi chiedo come sarà.

Come sarà questa nuova avventura con i banchi distanziati e la mascherina. Con la merenda consumata senza fare gruppo e facendo attenzione a qualsiasi starnuto che arriva all’improvviso. Come sarà con le mani continuamente sottoposte al disinfettante che non faranno nemmeno in tempo a macchiarsi di colori.

Mi vengono i brividi, poi li blocco un attimo e rifletto. E penso che forse loro la vivranno meglio di quanto pensiamo, che vedranno tutto questo come normale, come facente parte del gioco della scuola. Penso che forse affronteranno la prima classe della scuola primaria così come sarà senza porsi tanti problemi ma semplicemente consapevoli che si dovranno seguire le regole per combattere questo dannato virus.

Penso che soprattutto loro non potranno fare il paragone con l’anno scorso.

Si cambia scuola, si cambiano le maestre, le attività e le relazioni.

Si cambia tutto e come ogni cambiamento se viene affrontato con serenità anche da noi genitori verrà affrontato bene anche da loro.

E quando tutto questo finirà assaporeranno ancora di più la magia della libertà, anche nelle piccole cose.

E nonostante l’angoscia e la tristezza che si affacciano quando penso ai bambini di oggi, i figli del lockdown, poi appare una sorta di positività che mi riporta alla serenità e alla consapevolezza che la vita è fatta di cambiamenti e che questi sono necessari per crescere. Anche quelli, purtroppo, derivanti da una pandemia.

Con calma

Mi ritrovo a non avere energie e concentrazione per fare ciò che m’impegna in questo periodo. Mi serve carburante, e pure parecchio. Lo trovo dedicandomi a ciò che mi piace e che ho abbandonato per via del dovere. Metto un attimo in stand by il mio progetto, alla fine basta qualche ora per ricaricarmi. E funziona.

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